Ed eccoci al capitolo!!!!! Spero sia di vostro gradimento… ormai è da tanto che scrivo e questo dovrebbe essere il momento più importante.. per ora XP
Buona lettura
Ps: piccolo consiglio. In questa prima parte ascoltate Illusion dei Trail of Tears….
- È terribile, vero? Che cosa si prova a perdere ciò a cui si tiene di più al mondo?-
- Sta’… zitto…
Lasciati… uccidere-
Il silenzio cadde per qualche istante nell’immenso e vuoto salone.
Envy tacque.
Possibile che ciò che avesse udito fosse vero? L’affermazione l’aveva lasciato sorpreso a tal punto che non osava più proferire parola.
Com’era possibile che lei, se fino a poco prima era in lacrime, ora si fosse alzata, esangue, a testa bassa, ma dritta sulle sue gambe che non tremavano più?
E il tono della sua voce era velenosamente minaccioso…
Finalmente alzò la testa, che prima sembrava ciondolare esanime sopra un collo diventato bianco per la mancanza di sangue.
Envy fissò preoccupato quegli occhi.
Poco più in là, un altro homunculus impallidiva secondo dopo secondo.
Quello sguardo.
Come poteva dimenticarsene?
Rimanendo immobile, Greed si soffermò nuovamente ad osservare quegli occhi.
Il caldo color dorato che erano le iridi era stato sostituito da un pallido giallo, che nonostante tutto sembrava fosforescente nella lieve penombra della sala.
E le pupille… erano diventate punti sperduti in quel mare luminoso, così piccoli che quasi non si scorgevano.
Una fitta dolorosa alla testa gli fece chiudere gli occhi.
Quando li riaprì, davanti a lui c’era un corpo tremante, coperto di sangue, che con voce strozzata pronunciava il suo vecchio nome.
Si trovava in uno sporco magazzino di una grande città in una notte d’inverno, al riparo di un temporale che stava infuriando.
Era disteso sul pavimento sporco di quello che era sangue.
Il proprio sangue.
Ma non solo il suo.
Era quella notte di quattro anni prima.
Il corpo smise di tremare e giacque immobile sul terreno.
E, di colpo, vide quel corpo in piedi intento ad osservarlo.
In quel momento era solo una massa sanguinante di tessuti e organi scomposti, ma aveva capito che la persona davanti a lui
non era sua sorella.
Non con quello sguardo.
Lei, come se davanti non avesse avuto nulla, si girò e uscì dal magazzino, in direzione del centro abitato.
Solo dopo si sarebbe chiesto come avesse continuato a camminare, incurante del temporale e dell’ammasso di carne e ossa che era diventata la sua schiena.
Lei inclinò leggermente la testa su un lato, come incerta.
Ma Greed sapeva che era solo perché stava osservando la sua preda.
Forse anche Envy aveva avvertito il pericolo, perché arretrò di un passo.
Ma cosa stava facendo la ragazzina?
Aveva iniziato a camminare lentamente verso di lui, con costanza. Il suo volto non esprimeva né paura né odio.
Sembrava diventato ghiaccio.
E perché il suo di corpo, invece, non si muoveva più?
Nemmeno Greed riusciva a fare il benché minimo movimento.
Probabilmente non si era nemmeno accorto che la barriera blu elettrico si fosse automaticamente innalzata non appena aveva guardato gli occhi dell’alchimista.
Ormai solo qualche passo la distanziava dall’homunculus.
Si fermò a pochi centimetri da lui, fissando le sue pupille allungate e ristrette dal terrore.
Nell’arco di un secondo, Envy si ritrovò schiantato sul muro, con le dita della ragazza serrate sulla sua gola.
Cercando di non soffocare, si chiese come avesse potuto ignorare lo scricchiolio preoccupante che queste avevano emesso quando avevano urtato la parete.
Greed la osservò.
La guardò mentre il suo lungo dito affusolato scivolava sul tubo che scorreva dietro la schiena di Envy e che percorreva tutto il muro.
La vide mentre lo strappava come se fosse stato di carta.
Contemplò il lento scorrere dell’acqua lungo il pavimento.
E poi tornò a osservare rapito l’alchimista mentre spostava l’homunculus dove aveva aperto lo squarcio nel metallo e, infine, richiudere il tubo.
Attraverso il torace di Envy.
Un urlo straziante riempì il salone bianco.
Envy non riusciva a respirare. Per lui non era indispensabile, certo, ma ormai ci era abituato.
Quel demone l’aveva crocifisso alla parete ricongiungendo i tubi di metallo e trapassando
da parte a parte la sua schiena e il suo petto.
Rantolando, l’homunculus alzò la testa e vide il demone sorridere.
- Sai… cosa farò… ora?- sussurrò il demone nell’orecchio di Envy.
Lui non rispose. Ogni movimento gli causava una sofferenza pari allo smembramento.
- Ah… non rispondi, eh? Beh, te lo dirò… io- proseguì trasmutando il tubo che aveva strappato dalla parete in una lucente mannaia.
- Ti dividerò… in cinque parti… uguali. E voglio vedere… se non muori… a quel punto-
In un’altra situazione Envy sarebbe scoppiato a ridere.
Ma un tubo che ti trapassava il corpo non era molto divertente.
Appellandosi a tutto il suo coraggio, riuscì a sillabare due parole:
- Non oseresti…-
Il demone si leccò le labbra, deliziato.
- Vogliamo… provare?- chiese dolcemente, premendo la lama della mannaia sulla clavicola di Envy.
L’avrebbe fatto davvero.
Quegli occhi non potevano mentire: non avevano nulla di umano.
Sforzandosi di non pensare all’atrocità di avere la testa staccata dal collo, Envy chiuse gli occhi: se proprio doveva soffrire, era meglio prepararsi all’impatto.
Ma l’impatto non ci fu.
Dopo circa dieci secondi, osò riaprire gli occhi.
Quello che vide fu più terrorizzante di ciò che aveva passato negli ultimi minuti.
Greed si era frapposto tra il demone e lui, usando la sua barriera per difenderlo.
L’homunculus dovette sforzarsi non poco per riuscire a distogliere lo sguardo dal demone che stava cercando di distruggere la sua difesa e girarsi verso Envy.
Senza proferire parola, cominciò a spezzare il metallo.
Envy lo fissò esterrefatto.
Non solo l’aveva difeso, lo stava anche liberando…
Guardò senza parole il tubo che lo trapassava da parte a parte cadere sotto la mano ferma di Greed che stava tagliando l’acciaio come se fosse burro.
Greed si fermò per qualche secondo, continuando a ignorare il demone.
Poi sospirò e prese Envy per le spalle.
- Ora sentirai un po’ di dolore. Devo
estrarti-
Un secondo urlo, ancor più agghiacciante del primo, rimbombò nell’immenso salone.
Mentre l’homunculus biondo faceva passare un braccio intorno ad Envy, che non riusciva a reggersi in piedi, il demone si scagliò per l’ultima volta contro di loro.
A quel punto Greed si voltò.
Il demone rimase immobile, fissandolo.
Fece qualche respiro prima di parlare.
- Non ti conviene seguirci. Con tutto il sangue che hai perso, riusciresti a fare sì e no una ventina di passi…-
E poi, abbassando la voce:
- Il piano è fallito…
Addio, sorellina-
Il demone osservò i due homunculus camminare lentamente, per poi scomparire nell’oscurità del tunnel.
Il suo sguardo vagò poi sui tubi spaccati, da cui fuoriusciva ancora dell’acqua, sulle pozze di sangue che ormai avevano quasi completamente ricoperto il pavimento, e infine sul corpo steso per terra.
Si avvicinò di qualche passo.
Solo quando, abbassando la testa, poté essere esattamente sopra di lui, chiuse gli occhi.
Una scarica elettrica attraversò il mio corpo e tornai di colpo alla vita.
Ma… dove…
E soprattutto cosa?
Improvvisamente mi resi conto di avere la faccia a una spanna da Ed.
Ero inginocchiata proprio di fronte a lui.
Feci un balzo all’indietro dallo spavento.
Un dolore lancinante mi attraversò la mano destra.
Stringendo i denti, mi voltai per guardarla.
Era gonfia e aveva una strana angolatura, il che era decisamente preoccupante.
Ma, girandomi a sinistra, vidi qualcosa che mi fece rabbrividire.
Perché avevo una mannaia in mano???
Mollai subito la presa, terrorizzata, e squadrai lo scenario che si presentava davanti ai miei occhi.
Il “panorama” era inquietante: c’era sangue dappertutto e in particolar modo vicino alle tubature dell’acqua che…
Erano rotte???
Ma come era possibile???
Cosa era successo?
Il mio sguardo si posò nuovamente su Ed e di colpo mi ricordai di lui.
Tremando, presi la sua mano e tastai in cerca della vena.
Il mio cuore accelerò di colpo: il battito c’era. Debole, ma c’era!!!
Sospirai di sollievo… o di felicità, forse… non riuscivo a fare ordine nella mia testa.
Mi ripresi: se Ed non era morto, allora era semplicemente svenuto. E dovevo trovare il modo di svegliarlo, perché con una mano conciata così non avrei saputo tirarlo su di peso.
E francamente non credo che avrei comunque avuto la forza necessaria.
Ma come facevo?
Guardai dubbiosa il coltello che avevo gettato per terra.
Trovato!
Con il poco di energia che rimaneva, trasmutai la mannaia in un secchio, che andai a riempire con l’acqua che stava scorrendo dal tubo spaccato.
- Scusa Ed – mormorai, prima di versargli il secchio addosso.
L’Alchimista d’Acciaio ritornò alla vita intirizzito e sconvolto.
Si guardò intorno e notò la ragazza accanto a lui.
- Erest…- disse
– non sai quanto sia felice di vederti-
QUALCHE METRO PIÙ INDIETRO, NEL TUNNEL
Se Al avesse potuto respirare, sarebbe stato senza fiato.
Era ormai da molto che lui e Lust stavano combattendo, le pareti erano crivellate dai fendenti della donna, eppure non avevano ancora smesso.
Sembrava che non avesse fine.
E poi Al sentì una voce dietro di sé.
- Lust, lascialo… ce ne andiamo-
Osservò perplesso la scena: un ragazzo biondo con gli occhi vitrei stava tenendo sulle spalle… Envy?- sembrava proprio lui! ed aveva due buchi enormi che gli squarciavano il petto…- e sembrava palesemente terrorizzato.
Lust corrugò la fronte.
- Che è successo? Dove è la ragazza?-
- …ti spiegherò… ora andiamo, prima che possa arrivare…-
Al li guardò in silenzio mentre si allontanavano, poi corse nella direzione opposta.
Ero senza parole.
- Ehm… grazie. Perché?-
- Come PERCHÉ? Perché pensavo ti avessero portata via, come era nei loro piani!-
A questo non avevo pensato in effetti. Cosa li aveva fatti scappare?
- Come hai fatto a farli fuggire, eh?-
Ah… ero stata io? Cosa stava succedendo??? Squadrai Ed, che ricambiò con uno sguardo triste e assorto.
Inarcai le sopracciglia.
- Che ti prende?-
- Se penso che non ho fatto niente per proteggerti…-
- Oh, ma smettila! Non sono morta!- risposi, schermendomi.
- …io pensavo di esserlo. Ho anche visto un angelo… con un secchio in mano-
Sbarrai gli occhi.
- A proposito, perché sono bagnato?-
Non badai all’ultima domanda.
- Un…angelo, eh?- mi grattai la testa.
Si osservò nuovamente intorno e vide il secchio in parte a me. Arrossì violentemente.
- Ehm… sì un angelo… aveva le ali!-
- … -
- Tu, piuttosto, come stai? Ti vedo pallidissima….- mormorò infine Ed, allungando una mano verso il volto bianco di Erest, che poi ritrasse subito.
Lei sorrise debolmente. Come sembrava fragile in quel momento… incredibile, se era riuscita a svegliarlo così di soprassalto!
- Massì, sto benone!- disse, alzandosi di scatto.
Troppo di scatto.
In quei pochi secondi in cui riuscii a reggermi in piedi, persi la percezione con il resto del corpo.
I miei occhi cominciarono ad annebbiarsi e le orecchie a fischiare.
E poi non vidi più nulla.
L’Alchimista di Diamante sarebbe caduta di schiena se l’Alchimista d’Acciaio non l’avesse presa al volo.
Ed sospirò rassegnato.
- Vedo come stai bene…-
Si guardò attorno per l’ennesima volta, cercando di farsi venire un’idea.
D’altra parte, come si può abbandonare una persona per andare a cercarne un’altra?
- Fratellone!!!-
Ecco, non c’era più bisogno di pensare.
- Al… è incredibile il fatto che tu ci sia sempre quando ho bisogno di te-
- Beh, a cosa servono i fratelli?- replicò l’armatura.
Ed sorrise. Quanto era vera quella frase… non voleva provare a ripensare nemmeno per un attimo a cosa avesse dovuto provare Erest ad aver perso Antoine…
Osservò per l’ultima volta il suo viso, ormai dello stesso colore del marmo che li circondava, e notò che la sua schiena stava ancora sanguinando.
Non dovevano perdere un attimo.
- Al…dobbiamo andare…-
Lui lo fissò un attimo e annuì. Poi si allungò per prendere il corpo esanime dell’alchimista.
Ma Ed non glielo consegnò.
- Lascia, lo porto io…-
Se avesse potuto, Al avrebbe strabuzzato gli occhi.
- Ma… fratellon..-
- Ti prego, Al! È l’unica cosa che posso fare per lei…-
L’armatura alzò lo sguardo e scosse la testa, ma tacque.
- Forza, andiamo-
Pioveva.
A malapena Ed lo notò.
Mentre suo fratello andava a chiamare qualcuno, lui si stese a terra. Non ce la faceva più.
Chiuse gli occhi per non essere accecato dalle gocce di pioggia.
Ma queste non arrivarono.
Li riaprì stupito. Strano, le nuvole c’erano ancora… a parte per un piccolo squarcio che stava illuminando la persona stesa accanto a lui.
Si alzò a fatica e vide il raggio di sole diventare sempre più grande, e ricoprire anche lui, la terra e tutto il resto.
Restò muto a contemplare il fatto e sentì qualcosa appoggiarsi sulla sua spalla.
Si voltò e vide due uomini con una barella accanto a sé, che lo osservavano sbalordito.
- Voi… voi avete compiuto il miracolo!- sussurrò uno.
Ed si girò verso Al.
- Non lo sapete? È esattamente da quattro anni che in questa città non splende più il sole… ma siete arrivati voi ed ecco che è ricomparso….-
L’Alchimista d’Acciaio stette zitto per qualche secondo, rispondendo solo alla fine.
- Non guardi me.. è tutto merito suo – disse indicando Erest.
- Ah, non so di chi sia o no il merito, ma la città vi deve ringraziare. Cosa posso fare per voi?-
- Intanto inizi a portarla in ospedale. Poi la trasferiremo a Central City-
Mentre i due la adagiavano sulla barella, lo fulminò un’idea.
- Anzi… c’è qualcosa che potreste fare…-
Essere immersi nel buio è una bella sensazione. Ci si sente protetti, avvolti nel nero. E io adoro il nero.
Peccato che in quel momento potessi anche sentire.
La prima cosa che riuscii a udire furono le voci. Voci di Ed, Al e… Roy Mustang?
Credo che stessero discutendo, ma non avevo assolutamente voglia di ascoltare, così decisi di svegliarmi del tutto.
Se c’era una cosa che Ed detestava più di ogni altra era essere all’oscuro di tutto.
E, ovviamente, quando si trattava di Roy Mustang, lui era SEMPRE all’oscuro di tutto.
Appena giunti all’ospedale di Central City, si era trovato davanti proprio quell’odioso colonnello che, per una volta nella sua vita, aveva abbandonato quella sua aria tronfia e irritante.
Per la precisione, in quel momento sembrava che Roy Mustang fosse scosso.
“Incredibile” non aveva potuto che pensare Ed.
Ma avrebbe ritirato tutto quando, due giorni dopo, sarebbe stato al corrente.
E i due giorni dopo erano arrivati.
- Fratellone…-
- COSA??????????? LEI SAPEVA TUTTO????????????- gridò Ed in faccia all’ufficiale.
- Acciaio, ti prego, calmati! Così non risolvi affatto la situa…-
- COME FACCIO A CALMARMI??????????? Lei mi sta dicendo che ci ha mandato a Silvertown non per quello stupido controllo che non abbiamo nemmeno svolto, ma perché sapeva che gli homunculus ci avrebbero cercato!!!!!! Anzi, avrebbero cercato Erest!!!!!!!!!!!!!!!-
- CONFIDAVO NELLA TUA CAPACITÀ DI SAPER COMBATTERE, MA EVIDENTEMENTE MI HAI DELUSO!!-
A quel punto Ed si gonfiò dalla rabbia.
- NON DIA LA COLPA A ME!!!!! Posso capire che faccia correre dei rischi a me, che ho più di tre anni di esperienza, ma a Erest non posso tollerarlo! Se vuole tutelare i suoi sottoposti, parta da quelli che hanno più bisogno di protezione!!!-
- Chi avrebbe bisogno di protezione?- chiese una voce dietro di loro.
- Chi avrebbe bisogno di protezione?- domandai io, un po’ assonnata.
Tutti si voltarono allibiti.
- Erest…-
Sbadigliai sonoramente.
- Posso sapere una cosa? Da quant’è che siamo a Central City? Perché SIAMO a Central City, vero?-
- Ehm… da due giorni-
Silenzio di tomba.
- Ah… divertente…- risi io.
- E dovrai rimanere qui in ospedale per altre due o tre settimane…- proseguì Ed, grattandosi il mento - la mano fratturata guarisce in fretta, ma quel taglio alla schiena… è un miracolo che tu sia viva-
Mi accasciai sul letto. Tre settimane all’ospedale… non avrei mai resistito.
EXTRA: LA DIFFERENZA STA NEL MIELE! (sembra una pubblicità)
Era una piacevole giornata di inverno.
Piacevole per chiunque fosse fuori casa a godersela: l’aria gelida appena riscaldata dal sole era quasi un invito a uscire.
Ma c’era anche chi era costretto a stare in ospedale.
E a chi non dispiaceva fare compagnia a quel qualcuno… sempre in ospedale.
Quella persona, guarda a caso, era un alchimista piuttosto sotto la media nella fascia delle altezze andato a trovare una alchimista. Anche lei sotto la media nella fascia delle altezze.
E proprio in quel momento, lui la stava osservando mentre dormiva.
Il suo respiro regolare lo tranquillizzava, ma avrebbe voluto che fosse sveglia, avrebbe voluto parlarle, doveva farlo, era...
Cosa era? si chiese. E sbuffò. Non ci stava capendo più niente.
Lasciò che il suo sguardo errasse per la stanza, finché qualcosa non attirò la sua attenzione.
Era una bottiglia di vetro bianco, che si trovava proprio sul comodino vicino al letto di lei.
La toccò e si accorse che emanava un debole calore. Con sospetto prese un bicchiere e versò un po’ di liquido al suo interno.
Bevve.
La bevanda era tiepida e dolcissima e aveva come l’impressione che gli stesse rigenerando la gola.
“Accidenti, è buonissimo!” pensò soddisfatto, riempiendosi un altro bicchiere.
Ma qualcosa lo bloccò.
- Che stai facendo Ed?- chiese la malata, che nel frattempo si era svegliata e lo guardava sorridendo.
- Oh… nulla Erest - borbottò, rimettendo a posto tutto.
Che stupido che era stato. Che ne sapeva lui di cosa era quella roba? Magari era un medicinale…
- Se vuoi puoi continuare a bere…- disse lei.
- D-davvero?- riprese bicchiere e bottiglia.
- Ma certo.. anche a me piace molto il latte con il miele!-
Non si sa come, in un attimo l’alchimista cominciò a tossire, sputacchiare e tremare.
Erest strabuzzò gli occhi.
- Sei sicuro di star bene?- domandò preoccupata.
- QUELLO ERA LATTE??? MI HAI AVVELENATO!!!!! – le urlò contro lui, furente e ferito nell’orgoglio.
- P-perché?
- Io DETESTO il latte!!! È… la cosa più disgustosa che abbia mai bevuto! Anzi, mi chiedo come abbia potuto non accorgermi!-
- Dipenderà dal miele…-
Ed aggrottò la fronte.
- Miele?-
Lei sospirò.
- Non mi hai sentito prima? Ho detto che era latte con miele! Personalmente io lo preferisco… e, da quanto vedo, anche tu-
L’Alchimista d’Acciaio rimase senza parole. In effetti non poteva negarlo, gli era piaciuto, ma…
- I tuoi sono solo pregiudizi! Cosa ti ha fatto di male il latte?-
- Non sono affari tuoi!-
Però forse aveva ragione… da quant’è che odiava il latte? Spesso i gusti cambiano con l’età, magari quello era il suo caso.
Naah… doveva essere per forza il miele.
- E poi il calcio fa crescere!- disse maliziosamente lei.
- Beh, parli tu!-
- ... -
Stette lì ancora per mezz’oretta e poi si incamminò verso casa, sempre riflettendo su ciò che era successo.
Poi prese una decisione.
A CASA DI ED E AL
Al era appena tornato dal Quartier Generale, dopo aver lavorato per tre ore di fila a spostare archivi.
Nonostante non sentisse la fatica fisica, era esausto mentalmente.
E, come se non bastasse, la prima cosa che vide entrando lo spaventò tanto da farlo sobbalzare.
Latte.
Sul tavolo della cucina.
In parte a un barattolo di miele.
“Chi diavolo l’avrà messo lì…?” si chiese atterrito.
Doveva nasconderlo immediatamente, o il fratellone l’avrebbe buttato via tutto e se c’era una cosa che Al odiava erano gli sprechi.
Prese in fretta e furia la bottiglia, stava per infilarla laddove ci sarebbe stata la sua gola, quando una frase lo raggelò.
- Al, che stai facendo con il mio latte?-
Di nuovo quella parola.
E con
mio davanti.
- Ehm… il
tuo latte?-
- Sì, Al…-
L’armatura si voltò lentamente verso il fratello.
- Stai scherzando vero?-
- No… zitto e non commentare-
Al pensò che se i miracoli esistevano, allora Erest doveva essere davvero esperta in quel campo.