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| 20.2.2012 Poco più di un ventenne, alto, buon fisico. Fin da piccolo provò i dolori della sopravvivenza e della solitudine. Orfano? Abbandonato? Nessuno sa davvero il suo passato, né da dove venga realmente. Cresciuto in strada come un lupo randagio nato in cattività, perché la sua anima riservava a lui un destino superiore a quello dei suoi simili. Un destino eterno. In una notte di pianti disperati, infatti, ebbe una visione. Freddo. Indifferenza. Odio. Guerra. Fiamme. Demoni. La fine del mondo. Esplosioni e morti. Lande desolate. Un uomo. Mille anime intorno a lui. Speranze nuove. Vita. Tutto racchiuso in quell’individuo, immagine di sé stesso. “Se non conosci il tuo nome, un giorno il tuo destino verrà a schiarirti l’anima”. Il ragazzo si svegliò improvvisamente da questo sogno. Intese. La crudeltà del mondo lo aveva condannato, e l’esecuzione sarebbe avvenuta quell’inverno. Lui poteva impedirlo, doveva impedirlo. In quel lampo nell’oscurità della sua anima, tutto fu più chiaro: il suo scopo, le sue origini misteriose, la sua vita stessa cambiò radicalmente di significato. Lui era venuto a conoscenza della fine, quindi fece suo il compito di scongiurarla. Dal quel giorno non fu più lo stesso, divenne determinato, e si dedicò interamente alla sua missione, solo, come sempre, anche perché sapeva che gli altri non avrebbero potuto credergli. Biblioteche, libri, giornali, ricerche: in questo modo venne a conoscenza della profezia Maya e di cose affini, ma ignorava ancora come poter fermare quell’evento. |
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